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ABBUFFATE DURANTE LE FESTE

abbuffata

Abbuffate durante le feste

Tamponare gli effetti.

Bene, come premesso questo capitolo, è dedicato a chi ha ecceduto, quindi, prima di rimuovere le cause per evitare successive “ricadute”, è opportuno tamponare gli effetti, cioè riportare ordine in un organismo che per una o due settimane è stato sovralimentato/intossicato.

Consideriamo una situazione tipica del periodo natalizio (due settimane di sregolatezza). Immaginiamo che siate arrivati addirittura a consumare, rispetto alla vostra norma, circa mille calorie in più al dì, tale per cui in due settimane siete riusciti a prendere quasi due chili in più.

Immaginiamo financo che abbiate ecceduto in alcool e in alimenti istaminici liberatori (cioccolate, insaccati, ecc.). Ora, ciò che è importante, visto che ormai la frittata è fatta, è di non lasciarsi prendere dal panico, evitando soluzioni estreme che serviranno solo a peggiorare le cose.

Nel capitolo successivo cercheremo di capire cosa vi ha portato agli eccessi e alle abbuffate, in modo che ciò non avvenga mai più; ma per ora pensiamo a “spegnere l’incendio”.

Pensare di perdere il peso preso con quattro giorni di digiuno (o quasi), è un errore che vi porterà a stressare ulteriormente il vostro organismo con nevrosi e con possibili ricadute iperfagiche.

Sopravvivere alle abbuffate.

Il peso preso in due settimane, non è tutto grasso, vi è anche ritenzione di liquidi dovuta all’alto consumo di carboidrati (panettone, oppure castagnole, torte ecc.) e sodio (patate fritte, pop-corn, salatini ecc.).

E’ probabile che 500 g del vs. peso siano acqua, che sarà eliminata rapidamente non appena riprenderete l’alimentazione consueta. Il grasso effettivo perciò è meno di quello che pensate; questo grasso va eliminato gradualmente senza panico.

Nel ritorno alla routine lavorativa, in base alla dura legge: “L’adipe si prende rapidamente e facilmente, ma si perde lentamente e faticosamente”. Ecco ciò che bisogna fare (queste linee guida dovranno esser poi discusse con il vostro medico/biologo):

  • Immaginiamo che normalmente prima delle festività consumavate N calorie/die, e che durante le ricorrenze siete arrivati addirittura a N+1000 calorie/die. Non commettete l’errore emotivo di autopunirvi radicalizzando la vostra alimentazione a N-1000 calorie/die, se non addirittura N-1500, arrivando prossimi al digiuno forzato. Limitatevi invece a ritornare alle vostre precedenti N calorie, sfrondando i vostri introiti da tutti quei dolciumi, leccornie, alcolici che vi avevano portato a indesiderate vette. Conclusione del punto uno: niente reazioni emotive sconsiderate, limitatevi a tornare alla normalità.

  • Se avete ecceduto in alcolici, alimenti eccessivamente elaborati in composizioni astruse, può esser utile l’assunzione di un anti-tossico a base di cardo mariano e altri principi attivi a discrezione del Vs. medico. Assumete almeno due litri di acqua al dì (l’acqua si elimina con l’acqua meglio se alcalina) e almeno cinque porzioni di frutta e verdura fresche, per aumentare la diuresi, drenare, pulire, tamponare l’acidosi.

  • Potreste avere l’intestino irritato da eccessiva assunzione di alimenti istaminico-liberatori e un alterato equilibrio batterico. Valutate con il vs. medico la possibilità di assumere probiotici di fonte farmaceutica e/o alimentare. Per almeno una ventina di giorni evitate alimenti ricchi in istaminico-liberatori: Vino, birra, salumi, wurstel, spezie, crauti, cavoli, spinaci, pomodori, conserve, aringhe e salmone, tonno, alici, sardine, frutti di mare, crostacei, lumache, formaggi stagionati (gorgonzola, groviera, parmigiano, provolone, ecc.), fragole, banane, cioccolato. Con la graduale scomparsa dei sintomi, riprenderete piano piano l’assunzione. Probabilmente il medico della mutua riassumerà questo punto tre dicendovi: “Mangiate in bianco”.

  • Riprendete l’attività fisica, prevedendo una settimana almeno (o a discrezione del professionista) di ricondizionamento. L’attività dovrà prevedere esercizi anaerobici e aerobici nella giusta proporzione, volume, intensità, frequenza, secondo le vostre caratteristiche (sarà ovviamente discrezione del Personal Trainer la compilazione della scheda e progressione). Un occhio di riguardo al Personal Trainer dovrà averlo con le ragazze perché le intossicazioni da alimentazione sregolata, sono pro-cellalgiche. Preveda quindi esercizi e massaggi per la circolazione linfatica dei distretti più a rischio (glutei, cosce).

Si suppone che normalmente il lettore abbia costanti abitudini sportive tutto l’anno. Se invece non siete amanti dello sport, allora rientriamo nell’ambito di chi è sregolato tutto l’anno ed esula quindi dal contenuto del presente testo.

Si eviti l’iniziativa di compiere pesistica per soli due mesi l’anno, in concomitanza con il post-ferie, pensando così di ottenere qualcosa di utile per la propria silhouette. Chi non esegue attività fisica abitudinariamente, in due mesi (a loro volta incostanti) potrà ottenere, al più, di aver terminato il condizionamento, quindi, a livello di risultati concreti, nulla.

L’attività fisica deve essere svolta sempre, tutto l’anno, eccezion fatta per le settimane di scarico/riposo che comunque fanno sempre parte del protocollo.

Rimuovere le cause.

Per capire come agire, bisogna prima di tutto aver ben definito quando un comportamento alimentare, durante i giorni di ricorrenze, può esser catalogato come “sregolato”.

Infatti, essere un soggetto sano, non significa non avere nulla di umano. Un lavoratore/lavoratrice che si riposa durante le ferie, è normale che mangi un poco di più, in particolare a favore dei carboidrati, per acquisire inconsapevolmente quel senso di relax e di benessere dato dalla serotonina.

E’ normale che possa rilassarsi al cinema con del pop-corn. E’ normale che si prenda una fetta di panettone o una bella castagnola, gustando lentamente. Ripeto: un soggetto sano è un soggetto umano e non un freddo robot. Allora, quando un comportamento alimentare durante le festività diviene eccessivo? Quando il surplus alimentare passa dal suo accettabile +250-500 kcal/die a oltre +700-1000 kcal/die; quando si mangia ben di più di quello che va, quando si ricercano gli alimenti più “proibiti”, quando si combinano nello stesso pasto alimenti inconciliabili in abbondanti porzioni.

Perciò le sane calorie in più, volte a dare ristoro e riposo da lunghe settimane di lavoro e di stress, diventano vere e proprie incontrollate crisi iperfagiche che denotano una chiara mancanza di equilibrio e di autocontrollo, con successivi stati di angoscia, dramma, pentimenti.

Ci si sente male la pancia “tira”, mal di testa e problemi di varia natura alla toilette. Fate quindi un’analisi di voi stessi: se vi accorgete di mangiare di più, ma lo fate con controllo ed equilibrio, senza particolari rimorsi e drammi, avendo cura di non eccedere conoscendo il vostro corpo e limitandovi, allora siete nel “sano” e non avete ragione di proseguire la lettura.

Un consiglio. Quando, per forza maggiore o per impegni famigliari inevitabili, vi trovate a dover partecipare a “pranzo o a cena” da dieci portate, di cui gran parte andrà chiaramente sprecata con buona pace del buonismo natalizio verso i più poveri allora usate un semplice trucco per non esagerare e rimanere sazi il giusto: di ogni portata, versate nel vostro piatto solo un assaggino, che avrete cura di consumare molto lentamente.

Il bicchiere di vino lo riempirete all’inizio e tale lo lascerete fin verso il termine del pranzo, in modo che ne beviate uno solo (nessuno può riempirvi un bicchiere già pieno, vi pare?). Arriverete in fondo senza esservi riempiti come dei cassonetti. I vostri parenti saranno felici e voi avrete evitato indesiderati malesseri.

Come cambiano le mode, amici miei! Considerate che, fino a pochi decenni fa, il Galateo prescrivesse alle ragazze di buona famiglia, di partecipare alle cene o ai pranzi consumando solo pochissimo cibo. La sobrietà era sinonimo di nobiltà. Mangiavano così poco che le madri, spesso e volentieri, facevano mangiare prima a casa le loro figlie. Fare un buon pranzo con i nostri cari è bellissimo, fare menù eccessivi di cui si sa già dall’inizio che metà andrà sprecato, è un insulto agli occhi di Dio.

Correggere il comportamento.

La soluzione non è nell’adottare un comportamento, non sta nel cambiare la forma, bensì nel modificare la sostanza, nell’acquisire una nuova coscienza. E’ proprio per un errore d’impostazione che falliscono metodicamente i buoni propositi.

Chi ha una volontà forte riesce a esercitare anche una lunga coercizione sull’espressione del suo reale sentire, a discapito però della propria serenità psicologica; per quanto lunga sia questa coercizione, alla fine finirà per “scoppiare” in disordini comportamentali ancora peggiori.

Questo credere che i problemi siano esterni a sé, questo concentrarsi sul fare, sulla forma, sulla ritualità, è una mentalità squisitamente occidentale che non risparmia alcun campo, dalla religione all’estetica, alla ragione del proprio esistere.

Financo il Galateo occidentale è stato per lungo tempo un insieme di comportamenti forzati, posticci, falsi, invece dovrebbe essere la spontanea e naturale espressione educata del proprio essere educati.

Abbuffate l’errore comune, giova ripeterlo, è nell’impostazione. Nel nostro caso specifico, bisogna comprendere bene che ruolo ha il cibo nella nostra vita, riuscendo dopo un’approfondita dialettica interiore a trascenderlo. Meditate e scavate in voi stessi riflettendo sulle seguenti parole. Molto probabilmente rientrerete nelle seguenti casistiche che menzionerò.

La crescita rapida del benessere non ha purtroppo portato con sé anche una crescita di sentimenti. Anzi, direi che l’amore è involuto fino a circoscriversi al sesso più freddo, animalesco, trasgressivo; nella migliore delle ipotesi.

Nella peggiore, pura e semplice solitudine e alienazione, non parlo solo dell’amore interno alla coppia, ma anche delle amicizie e degli affetti familiari. Ecco che il cibo finisce per essere utilizzato quale surrogato di un affetto mancante.

Riassumendo.

Abbiamo visto come comportarci per tamponare gli effetti dovuti ad abusi alimentari sconsiderati nel corso di una due settimane di ferie. Abbiamo visto poi che per rimuovere la causa, dobbiamo cambiare il nostro ESSERE, il nostro SENTIRE, e non già la forma, il comportamento (poiché questo verrà dopo, spontaneamente, quale conseguenza della nostra nuova coscienza).

Giungere a un equilibrio non è facile, soprattutto per i soggetti più emotivi, più sensibili, più soli, che risentono degli “urti” grossolani di una società fondata sulla “morte tua, vita mia”.

Abbiamo consigliato anche l’ausilio di uno psicologo, che ci aiuti a scavare in noi, a capire quale archetipo, quale fantasma posticcio stiamo attribuendo “all’abbuffata”. Ora il cammino è tracciato, nulla vi manca per uscire piano piano dal labirinto. Ricordate quindi l’importanza di questi punti anche in altri campi, altre applicazioni.

Differenza fra forma e sostanza. La forma procede dalla sostanza. Per cambiare la forma in maniera definitiva, duratura, efficace, si deve cambiare il proprio sentire, la quale, per sua natura, può solo accrescersi, conoscere se stessi. Si è quel che si è e non quello che si vuol far credere.

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